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Comunità pastorale Gesù Buon Pastore 5/5 (1)

Ring of hands giving a teamwork theme

La comunità pastorale, per definizione, è un insieme di parrocchie adiacenti tra loro e pertinenti per tipo di territorio: montagna, grande città o periferie. Un esempio di quanto appena scritto è la Comunità Pastorale Gesù Buon Pastore di Milano, di cui ci occuperemo in questo approfondimento.

Comunità pastorale Gesù Buon Pastore

Questa comunità pastorale si è recentemente formata il 9 Settembre del 2014, unendo di fatto due parrocchie Santa Maria del Buon Consiglio e Santi Giovanni e Paolo per un totale di 18000 abitanti.

Questa formula di aggregazione è nata per ovviare ad alcuni problemi sorti negli ultimi anni in seguito ai cambiamenti della nostra società. Ad esempio, attualmente la mobilità sul territorio è ben differente rispetto agli anni 60. Conseguentemente i confini di una parrocchia sono diventati anacronistici e non sono più funzionali ai tempi. Inoltre la recente penuria di nuovi sacerdoti, obbliga la curia a unire le forze per coordinare al meglio alcuni settori della vita pastorale. Ad esempio l’attività della caritas, la formazione dei catechisti, la preparazione al matrimonio, ma anche iniziative come il concorso presepi, etc. Se prima esisteva un parroco, residente, per ogni parrocchia, oggi i sacerdoti si aggregano in un’unica canonica, servendo nel quotidiano le diverse realtà cristiane del territorio.

Cos’è chiamata a fare una comunità Pastorale?

Una Comunità Pastorale è chiamata a realizzare un progetto pastorale comune, che riguardi: 

  • L’annuncio della Parola.
  • La liturgia e la vita di preghiera.
  • Il servizio caritativo e la cura di contesti specifici, come:
  • La pastorale giovanile. 
  • La pastorale dei malati.
  • L’animazione della vita cristiana nei diversi ambiti della vita culturale e sociale. 

Dov’è la novità?

In una parola la novità consiste nella corresponsabilità. Attenzione, i collaboratori ci sono sempre stati ma in questo caso si prevede un’ulteriore step in avanti, un salto di qualità.

L’obiettivo è quello di essere un cuore solo e un’anima sola, per costruire e definire un progetto pastorale unitario. All’interno della comunità, alcuni sono chiamati ad assumere, secondo le loro doti e condizioni, specifici compiti pastorali fino all’inserimento nel Direttivo della Comunità Pastorale. 

Chi gestisce la Comunità Pastorale?

Comunità pastorale Gesù Buon Pastore

L’amministrazione è di fatto affidata al Responsabile e al Consiglio per gli Affari Economici, che è composto da almeno tre rappresentanti per parrocchia. Una cosa importante da capire è che le parrocchie on perdono autonomia da questa nuova organizzazione, mantenendo la soggettività giuridica e la possibilità di amministrare i propri beni. Ovviamente il nuovo contesto d’insieme prevede la coordinazione con le linee decise a livello di Comunità pastorale. Da quanto descritto appare evidente che il sacerdote responsabile dovrà essere assistito da un Economo. 

Che cosa fanno le comunità Pastorali?

Comunione, missione, territorio e ministerialità diffusa. Questi sono i tratti che caratterizzano l’operato di una comunità pastorale, in pratica gli stessi che contrassegnano la vita di ogni comunità parrocchiale. Riprendiamo brevemente le definizioni: 

  • Comunione si intende quel valore fondamentale della Chiesa, che è la compresenza di ministeri, doni e carismi diversi uniti nello sforzo di convergere attorno ad un progetto interparrocchiale comune e condiviso di evangelizzazione del territorio. La comunione e la missione sono profondamente congiunte tra loro, si compenetrano e si implicano mutuamente, al punto che la comunione rappresenta la sorgente e insieme il frutto della missione: la comunione è missionaria e la missione è per la comunione.
  • Missione, si intende il compito irrinunciabile che il Signore ha dato alla sua Chiesa, pena la propria infedeltà, di comunicare a tutti il messaggio di salvezza del Regno.  “Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del vangelo a tutti gli uomini”. La missione della parrocchia è quindi legata alla capacità di procedere verso questa direzione; articolando un’azione congiunta nel territorio il cammino indicato dagli orientamenti pastorali della diocesi e dai vari interventi del vescovo” (VMP 11). Una parrocchia e una Unità Pastorale sono comunità missionarie quando stimolano tutti i battezzati (membri attivi o meno) ad essere “anima del mondo” (Lettera a Diogneto) e li sostengono con tutte le energie in questa che è la vera e propria impresa del cattolicesimo italiano oggi.

Comunità pastorale Gesù Buon Pastore

Comunità pastorale Gesù Buon Pastore

  •  Territorio, per territorio si intende l’insieme di parrocchie vicine che cooperano insieme. Relazioni, sistemi di vita, culture, luoghi d’incontro, istituzioni, etc., costituiscono la trama della vita quotidiana della gente che vi  abita. Trovare soluzioni condivise tra parrocchie vicine, ognuna con le proprie originalità e diversità, per dare sostanza ad un progetto missionario comune e condiviso; questo si intende per territorio. 
  • Ministerialità diffusa. tra parrocchie che configurano la stessa Unità Pastorale si intende il concreto aiuto di persone, di iniziative e di luoghi che una parrocchia più “ricca” di risorse e di esperienza può dare ad una vicina, ma che risulta più povera di risorse e di esperienza, per aiutarla a crescere nella prospettiva della comunione missionaria. Questo però deve avvenire senza sostituirla nella sua dimensione di parrocchia e  indipendentemente dal numero dei preti presenti. Le Unità Pastorali, infatti, incoraggiano al rispetto e alla promozione dell’identità di ogni comunità parrocchiale e non all’incorporazione delle parrocchie in una grande super parrocchia.

Perché la nostra Comunità pastorale è dedicata a Gesù buon pastore?

  1. Il pastore conosce le sue pecore e le pecore conoscono lui.
  2. Nutre le sue pecore e le conduce a pascoli freschi e abbondanti.
  3. Il pastore difende le sue pecore; non è come il mercenario che quando arriva il lupo fugge, perché non gli importa nulla delle pecore. 
  4. Il pastore offre perfino la vita per le pecore: Gesù ha realizzato il progetto dell’amore divino mediante la sua morte in croce!
  5. Il pastore infine sente il desiderio di ampliare il suo gregge.

Ogni cristiano, in forza del battesimo, è chiamato ad essere lui stesso un “buon pastore” nell’ambiente in cui vive. Le relazioni tra coniugi devono essere improntate all’esempio del Buon Pastore, affinché la vita in famiglia sia sempre capace di grandi valori. Così pure nella scuola, sul lavoro, nei luoghi del gioco e del tempo libero, negli ospedali e dove si soffre, sempre ogni cristiano dovrebbe impegnarsi ad essere “buon pastore” come Gesù. La Comunità pastorale Gesù Buon Pastore si adopera per perseguire questi obiettivi attraverso iniziative e condivisioni utili.

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